1946-1996 CINQUANTENARIO DELLA PARROCCHIA DI S.FRANCESCO d’ASSISI

Cenni sulla nascita delle strutture e sull’evoluzione sociale della comunità.


La direzione della fabbrica decide perciò di realizzare un nuovo quartiere, facendo costruire in breve tempo una trentina di case per accogliervi gli operai. Sorge così il Villaggio SNIA, una sorta di colonia veneta che si inserisce tra il centro storico, con la parrocchia di S.Maria, e il borgo antico di Altessano, con la parrocchia di S.Lorenzo. In tutto meno di diecimila anime.
Le problematiche del nuovo villaggio di lavoratori, immigrati e in un certo modo anche sradicati dalle proprie origini, sono quelle che diventeranno a tutti note con i successivi e più massicci fenomeni di immigrazione dal meridione degli anni ‘60. Si comincia col pensare ai bambini realizzando, all’interno del villaggio, la scuola materna per i figli dei dipendenti, di proprietà della ditta, ma data in gestione alle suore di S.Anna.

Contestualmente si avverte l’esigenza dell’assistenza spirituale, tro­vandosi le “case operaie” notevolmente distanti dalle chiese di S.Maria e di Altessano. Il problema viene affrontato con decisione e sollecitudine pastorale dal Teol. Francesco Golzio, Prevosto della parrocchia di Altessano sul cui territorio sorge il villaggio.
Si decide di costruire una nuova chiesa, che nella mente di don Golzio dovrà essere “grandiosa per capacità e linee architettoniche” e che verrà dedicata a S.Francesco d’Assisi.
Il progetto viene commissionato all’architetto Giuseppe Gallo di Caramagna, lo stesso che aveva disegnato l’attuale chiesa di Altessano sorta ai primi del ‘900.È un disegno davvero grandioso, in stile basilicale a croce egiziana.
La costruzione prende l’avvio con la posa della prima pietra il 13 dicembre 1925 alla presenza dell’Arcivescovo di Torino Mons. Gamba. I lavori tuttavia dovranno essere interrotti dopo l’ultimazione dell’ab­side e del transetto, rimandando ad altri tempi il completamento dell’opera a motivo delle spese ingenti. “La faremo dunque... a tratti”, annoterà don Golzio nel bollettino parrocchiale di Altessano.

Non toccherà a lui completare l’opera, perché nel 1940 verrà chiamato a Torino come Provicario generale della diocesi, sostituito da quell’altra bella figura di parroco che è stato don Giacomo Mosso.Comunque il primo “tratto” opportunamente adattato viene trasformato in una piccola chiesa, la “chiesetta” come appunto verrà comunemente chiamata da tutti i venariesi.
Benedetta dal Vescovo di Casale Monferrato Mons. Albino Pella il 3 ottobre 1926, incomincia subito a funzionare, grazie alla cura di don Golzio prima e poi di don Mosso, che non lasciano mai mancare la S.Messa feriale e festiva, il catechismo quaresimale e le altre funzioni care al popolo cristiano.
1946: dopo un ventennio la SNIA VISCOSA continua ad essere una fabbrica in espansione, e la sua presenza in città è talmente predominante da scandirne persino i ritmi della vita sociale.
Urbanisticamente comincia la connessione tra i due rioni, inizialmente staccati, del centro storico e del Villaggio SNIA lungo l’asse di Viale Buridani.

La “chiesetta” di S.Francesco, che serve un’area molto particolare e più difficile rispetto alle più tranquille comunità di S.Maria e di S.Lorenzo, si trova ad essere in una situazione che sempre più si rivela inadeguata 4 e provvisoria. Ha bisogno ormai di un servizio religioso stabile e completo che risponda più efficacemente alle esigenze spirituali della popolazione. In concreto si vede la necessità che S.Francesco diventi parrocchia autonoma.
Don Mosso, che vive il problema in prima persona, ne parla con l’Arcivescovo, il quale dà la sua approvazione ed affida la pratica agli organi competenti.
Così il 24 febbraio 1945 viene firmato il decreto di scissione dalla parrocchia di Altessano ed il 25 novembre 1946 il Cardinal Matirilio Fossati eleva la Chiesa di S. Francesco d’ Assisi a Parrocchia, affidandone la cura pastorale al sacerdote don Pietro Arione.
“Un prete semplice, bonario, umile, con un atteggiamento schivo di pose e parco di parole”; così lo definisce don Mosso in una sua nota.

Sono gli anni del dopoguerra, incerti e burrascosi. Don Arione si trova di fronte a problemi gravosi e difficili: strutture del tutto insufficienti, pesante e diffusa povertà, clima politico surriscaldato. Temperamento mite e riservato, teme di non riuscire ad affrontare quella situazione, a dissipare le incomprensioni, a vincere la solitudine che gli si è creata attorno. Conclude don Mosso: “Quando capì che non poteva dedicare alla parrocchia ed alla chiesa quanto esigevano...sincero ed onesto dinnanzi alle sue responsabilità, cedette ad altramano il campo di lavoro”.
La casa parrocchiale, l’oratorio, l’ampliamento della chiesetta 28 novembre 1954: ingresso del nuovo parroco don Isidoro Tonus.
È una giornataccia, piove a dirotto, la strada che porta alla “chiesetta” è poco meno di un acquitrino.